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Qualità o Quantità?

La misurazione si basa sulla trasformazione della qualità in una quantità. L’enzima che produce tale trasmutazione è il numero. Il numero è l’entità che funge da ponte tra due mondi inconciliabili: il mondo oggettivo e quello soggettivo.
A trasformazione conclusa è infatti possibile analizzare scientificamente i rapporti che intercorrono fra due differenti entità naturali.
Per la scienza il concetto di misura è essenziale poiché è per suo tramite che si perviene ad una oggettivazione della realtà. Il dato oggettivo è infatti quel dato che, attraverso la misurazione, può essere descritto indipendentemente dal soggetto che lo osserva.
Ad esempio, se non viene applicata alcuna misurazione quantitativa del tempo di percorrenza dal punto “A” al punto “B”, la percezione del tempo ad essa collegata può essere soggetta ad un’alterazione. Tale alterazione scaturisce dalla percezione soggettiva, dallo stato d’animo interiore di colui che percorre la suddetta distanza. Ecco che alcune persone possono percepire il tempo di percorrenza, dal punto “A” al punto “B”, come estremamente veloce mentre altre estremamente lento. La misurazione oggettiva evita di incappare in questo errore cosicché, quale che sia lo stato interiore di colui che percorre la distanza, essa verrà sempre e comunque racchiusa all’interno di un medesimo dato quantitativo che non sarà soggetto a nessuna variazione.
Fin qui nulla da obiettare. Tuttavia ci si dimentica che in natura non vi sono metri, chilometri, minuti, ore. In natura vi è solo un flusso costante di accadimenti che non sono scissi tra loro bensì interrelati.
Le griglie fondamentali che la scienza utilizza per comprendere la realtà sono utili e fondamentali ma sono anche illusorie. Le possiamo considerare come delle proiezioni collettive mutualmente condivise da una comunità, la comunità scientifica e, come tutte le proiezioni, hanno poco o nulla a che fare con la realtà. Tali griglie non sono altro che delle mappe che ci consentono di districarci nella realtà, come una cartina topografica. Tuttavia, se confondiamo la cartina con la realtà cadiamo in errore. La cartina topografica non è la realtà bensì una mera e triste descrizione di essa. La realtà è molto di più. Nella realtà ci sono i sentimenti, le emozioni, i vissuti e le vite di ogni essere.
Il dimenticarsi che la rappresentazione non è in tutto e per tutto la realtà rappresentata, che la misurazione non ricalca magistralmente la qualità che si vuole trasdurre produce un delirio, un giudizio errato della realtà. 
Quando ciò accade si genera una proiezione ed ogni proiezione induce l’uomo a sentirsi separato dal resto della realtà. La separazione inevitabilmente dà adito a comportamenti utilitaristici poiché, se la vita è composta da oggetti, che cosa ci dovremmo fare con essi se non utilizzarli? Ecco che anche il “male” alberga all’esterno e non dentro di noi, un’idea tanto errata quanto nefasta. Il male siamo noi, è in noi e non nella natura che semplicemente funziona, vive, al di là del bene e del male.
Fino a quando l’essere umano osserverà gli effetti della sua vocazione autodistruttiva dal di fuori, come se non gli appartenessero, come se non fossero originati da lui bensì da una entità esterna, soffrirà e soprattutto farà soffrire. Fino a quando l’uomo non padroneggerà la sua mania proiettiva, ogni tentativo di arginare qualsivoglia tipo di problema sarà infaustoOccorre quindi un’investigazione profonda rispetto a ciò che è disfunzionale nella mente collettiva dell’uomo moderno così da poter dar respirad una nuova proprietà evolutiva.

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