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La formica, il formicaio e l’emergentismo.

Uno dei concetti, secondo me, più interessanti della Filosofia della Mente è il concetto di emergentismo. Secondo questa teoria, quando la relazione tra elementi semplici di un sistema supera un certo grado di complessità, emerge dal sistema stesso una nuova proprietà. Questa nuova proprietà non può essere rintracciata mediante l’analisi dei singoli elementi che compongono il sistema. 
Tale concetto può essere più chiaro se sostituiamo il termine di “elemento semplice” con quello di “formica”. Il comportamento di una formica, in quanto elemento semplice, può essere facilmente analizzato, compreso e in parte previsto, così come quello di due, tre e forse quattro formiche. Ma se il numero delle formiche e quindi degli elementi semplici del sistema aumenta, il sistema supera un certo grado di complessità. In questo caso si parlerà di un nuovo sistema, il formicaio, il quale a confronto con quello della formica, sarà un sistema molto più complesso. E’ a partire proprio da questa complessità che emergono proprietà nuove che non sono rintracciabili nei suoi singoli elementi costitutivi, le formiche. Il comportamento di un formicaio appare infatti molto più capace, adattivo e sopratutto meno prevedibile se confrontato con quello della formica.
Il fenomeno dell'emergentismo può essere rintracciato in moltissimi altri ambiti. Ad esempio la coscienza, la memoria, l’apprendimento, sono tutti fenomeni psichici che non possono essere identificabili in singoli elementi semplici. Non vi è alcun singolo luogo o organo che è predisposto alla funzione della coscienza o del linguaggio. La nostra mente è un fenomeno emergente che si basa sull’interazione di elementi semplici, le cellule nervose e non solo.
Se applichiamo l’emergentismo all’Ecologia se ne può dedurre che i problemi ecologici non possono più essere percepiti come dei singoli eventi. Essi non sono affatto scissi dal contesto storico, sociale, culturale e politico proprio dello Spazio-tempo da cui essi emergono. Una tale visione è alquanto riduttiva. 
Al contrario, essi devono essere interpretati come fenomeni interdipendenti, non solo l’uno rispetto all’altro, ma anche in relazione alla cultura dominante, alla mente collettiva dell’uomo moderno, e così via. 
L’uomo sarà quindi destinato al fallimento fino a quando non svilupperà una visione onnicomprensiva dei fenomeni della vita. L’immigrazione, la desertificazione, il cambiamento climatico, il divario sempre maggiore tra ricchi e poveri e l’uso delle nuove tecnologie, tutti questi fenomeni, seppur apparentemente molto distanti e scollegati tra loro, sono in realtà tutti interrelati. 

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