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Endo-Sè o Vacuità?

La realtà e tutti i suoi fenomeni possono essere scomposti all’infinito in elementi sempre più piccoli sino ad ammettere la vacuità, oppure ad un certo punto si cozza con una realtà inscindibile?
Il Buddhismo Mahayana ha condotto, mediante la meditazione e non solo, un’approfondita analisi su tale aspetto dell’esistenza. Anche il “Sè” è stato oggetto di questa indagine. Per alcune scuole il “Sè” non esiste poiché ogni fenomeno è privo di esistenza intrinseca o di identità propria. Per altre scuole invece alla base del Sé vi è un “vero Sé”, una sorta di “pura consapevolezza” o “consapevolezza radiante”. Questa consapevolezza viene definita anche con i termini di “Buddità” o di “Quiddità”. E’ a tale consapevolezza che occorre attingere per liberarsi dalla sofferenza.
Anche in ambito psicologico si è discusso molto dell’esistenza del “Sé” e ogni paradigma epistemologico ha dato la sua definizione. 
Il modello dell’Analisi Funzionale (A.N.) parla di “Endo-Sé”. L’Endo-Sé è descritto come un Sé primario, endogeno, corporeo e coerente il quale esiste a priori rispetto al contatto con l’altro. Esso ha una precisa localizzazione corporea, il tronco encefalico. L’Endo-Sé è la coscienza nucleare che fornisce l’energia sottocorticale per la realizzazione delle forme superiori di percezione e di coscienza cognitiva. Occorre ricordare che quest’ultima forma di coscienza è alla base di ogni illusione fenomenica poiché si basa sulla suddivisione della realtà in concetti. L’Endo-Sè ha invece a che fare con un dimensione unificata di corpo e mente in cui la percezione della realtà, interiore ed esteriore, avviene in veste di flusso. Il percepito non è infatti scomposto in concetti bensì è vissuto nella sua natura di processo amorfo il quale semplicemente scorre. 
E’ mediante un processo di “raccoglimento” denominato “Instroke” che si instaura un profondo contatto con l’Endo-Sé. Il contatto con il proprio Sé attiva un “processo chiarificatore” poiché scendendo al di sotto del “lavorio mentale” proprio delle aree corticali si coglie la vera realtà delle cose. L’Instroke consente quindi una “visione profonda” di se stessi, “Vipaśyanā”. Vipaśyanā è infatti il termine sanscrito utilizzato per esprimere l’atto di "vedere le cose in profondità, come realmente sono". 
E che cosa siamo in profondità? 
Un flusso indiviso di sensazioni, immagini, movimenti, una sorta di dolce scorrere sulle acque del nostro “Essere”. L’Endo-Sé è il piano dell’indiviso, il piano dell’Essere e l’Essere non è altro che un processo, un flusso che scorre.
Al di sotto dell’Endo-Sé vi è solo la pura energia, ciò che Reich chiama “Core”, il nucleo energetico. L’Endo-Sé si radica nelle profondità di questo nucleo energetico. Il Core è il dominio della pura energia, dell’impermanenza, il luogo in cui non vi è alcun “significato” ma semplice accadimento, funzionamento. Che sia vacuità?



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