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Dalla Chāndogya Upaniṣad 


1. “Getta questo sale nell’acqua, poi domattina accostati a me”. E quello così fece. Poi [il padre] gli disse: “Prendi dunque il sale che iersera hai gettato nell’acqua”. Egli lo cercò, ma non lo trovò: era come completamente sparito. 2. “Orsù, sorbisci un po’ di quest’acqua [ , prendendola] dall’orlo. Come è?”. “È salata”. “Sorbiscine un po’ prendendola dal mezzo. Come è?”. “È salata”. “Sorbiscine un po’ [prendendola] dal'[altro] orlo. Come è?”. “È salata”. “Mangiaci sopra qualche cosa [di salato come controprova]. Poi siediti vicino a me”. Quello così fece e disse: “È sempre [lo stesso]”. [Il padre] allora disse: “O caro, tu non vedi quello che c’è qui, eppure c’è sicuramente. 3. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è l’Ātman. Essa sei tu, o Śvetaketu”. […]

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Huìkě e la  Mente-Cuore Nel contesto delle lingue dell’estremo oriente quando si parla di “Mente” ci si riferisce all'organo del pensiero, un po’ come il nostro naso è l’organo dell’olfatto, ma non solo. La mente è infatti quell'organo che si occupa dei pensieri, delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti. Per essere più chiari dovremmo utilizzare il concetto di “Mente-Cuore” poiché tutto ciò che dinamicamente si muove all'interno dell’essere umano è Mente o più precisamente Mente-Cuore. Ognuno di noi ha un attività psichica che è il risultato dell’aggregazione di cinque skandha, o costituenti della persona empirica (forma, sensazione, percezione, desiderio o impulso e coscienza), che momento dopo momento generano l’idea di vivere una realtà mentale solida. Questa realtà è pura illusione giacché niente è permanente e quindi sostanziale. C’è un famoso episodio che coinvolge il primo patriarca cinese Bodhidharma e il suo allievo Huìkě che ci può meglio aiutare a ...