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La solitudine dell'uomo



L'essere umano si è sviluppato passando da una pre-coscienza a una coscienza personale. Compiendo tale passo si è anche reso conto della propria limitatezza ed impotenza, del proprio isolamento e della solitudine di cui soffre. 
Il senso di separazione è la vera fonte della paura presente nell'uomo, che si sente indifeso, isolato, incapace di interpretare e spiegare da solo la propria vita. Dopo aver assaggiato il frutto dell'"Albero della conoscenza" ed essersi sviluppato come vettore dello spirito, l'essere umano ha cominciato ad essere in grado di distinguere il bene e il male. E nello stesso momento si è accorto di essere nudo, cioè separato, solo, di essere un qualcuno che non ha ancora imparato a contare sulla propria forza, a cercare in se stesso il proprio fondamento.
Ecco che da allora prova una profonda nostalgia e un anelito innato a superare la propria solitudine, a trasformare la propria separazione per sentirsi al sicuro e unito al tutto. 
C.G. Jung ha senza dubbio capito l'uomo meglio di Freud e Adler, indicando che l'anelito religioso esercita una forza di gran lunga superiore a quella della sessualità e della brama di potere. Costituisce il desiderio primordiale di una patria.

Tratto da "L'essenza della vita . Il risveglio della consapevolezza nel cammino spirituale" di Willigis Jäger

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