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La psicologia si è interrogata molto su che cos’ è il Sé tanto che in ambito psicologico questotermine acquista un significato differente a seconda dell’orientamento teorico che ne dispone l’impiego e ne decide l’uso. Ad esempio, la psicologia sociale sottolinea la sua natura interpersonale lasciando invece in ombra le sue qualità unificanti che sono invece prese in considerazione dalla psicoanalisi e dalla psicologia umanistica. 
Per la psicologia umanistica il Sé non è una componente psichica bensì un processo di autorganizzazione il quale è considerato l’unica e autentica motivazione del comportamento. Ogni spinta all'autorganizzazione emerge dal Sé da quel centro che ogni essere umano cerca di affermare. A differenza di altri esseri viventi, come nel caso di piante e animali, nell’uomo questo centro non si mantiene automaticamente saldo rimane perché la partecipazione alla relazione con gli altri esseri se da un lato arricchisce la sua centralità dall’altro lato la può compromettere. 
Nella psicologia analitica Jung fa dell’asse Io-Sé l’asse portante della sua concezione della psiche. Egli ritiene che il Sé non è soltanto il centro ma anche l’intero perimetro che abbraccia coscienza e inconscio. Il Sé è il centro di tale totalità come l’Io è il centro della mente cosciente.
In linea generale sono tre i significati che vengono attribuiti al Sé: nucleo della coscienza autoriflessivo; nucleo permanente e continuativo nel corso dei cambiamenti somatici e psichici che caratterizzano l’esistenza individuale; totalità delle istanze psichiche relative alla propria persona in contrapposizione alle relazioni oggettuali. Non bisogna però dimenticarsi che prima della psicologia vi sono stati e vi sono tutt’ora saperi più antichi che hanno riflettuto sull’idea di un Sé, di un centro, da cui ogni persona, o essere senziente, attinge l’energia per la propria spinta, per il proprio cammino esistenziale. Tra questi vi sono l’induismo e il buddismo.

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