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Il rito.

Tutti abbiamo i nostri piccoli riti: il rito del pranzo, il rito del bagno, il rito della colazione, il rito della palestra e così via. Accanto a questi rituali si hanno anche riti più complessi come quello dell’eucarestia o del tè. Ovviamente i riti quotidiani non hanno la stessa valenza di quelli sacri ma tra loro c’è un elemento di comunanza. Che cos’è? 

Il rito è una sorta di portale di accesso che conduce ad un’atra dimensione, una dimensione più nascosta e sacra che è la dimensione del Sè, del raccoglimento interiore. I rituali sono momenti in cui la persona viene introdotta in un luogo più profondo attraverso il quale può sentire un più intimo contatto con sé stessa o con un Dio. 
Antropologicamente parlando il rito non è altro che la creazione di uno spazio sacro che consente di mettere in comunicazione il nostro mondo umano e il nostro tempo con la dimensione sacra che è al di fuori del tempo e che è propria del mito. Il mito è il luogo degli Dei e dell'origine dell’universo e narra della vita e dei suoi rompicapi. Mettersi in contatto con il mito significa quindi entrare in un profondo contatto con le radici dell’umanità, con i suoi sentimenti, le sue emozioni e i suoi turbamenti; un po' come quando si entra in contatto con sé stessi.
Ecco che, indipendentemente dalla natura del rito, ciò che in esso accade è un raccoglimento, un momento di riflessione che ci concediamo.
Non importa quindi se il contatto con sé stessi avviene di prima mattina, durante la pausa caffè, in chiesa o sulla tazza del bagno: d’altronde il proprio Sè non è forse la manifestazione di un Dio se non addirittura la divinità stessa?

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